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Il lavoro delle api


locandina

Miele, polline e pappa reale non sono un dono degli dei ma il frutto del lavoro della società delle api e dell’apicoltore che con esse stabilisce un’intesa: offre loro una casa, l’arnia, e la sua presenza costante in cambio dei prodotti dell’alveare.

La mostra "Il lavoro delle api" è la parte fotografica dell'allestimento "Il lavoro delle api il lavoro dell'uomo" che si propone di dare una panoramica di questo lavoro attraverso tre temi: l’arnia, la casa delle api e la vita che in essa si svolge; gli attrezzi del mestiere dell’apicoltore e le attività dell’ape operaia. Infine il percorso dal nettare al miele che inizia con l’ape sul fiore per arrivare all’apicoltore che raccoglie per noi i prodotti dell’alveare.

IL LAVORO DELLE API IL LAVORO DELL'UOMO
Dogana Veneta - Lazise (Lago di Garda) 3/4/5 ottobre 2008

Le tre tavole riassuntive della mostra

la casa delle api

la casa delle api

Nell’arnia abita la famiglia delle api, l’alveare, la cui vita si svolge sui favi. Sono pannelli verticali costruiti dalle api con la cera, composti da centinaia di cellette esagonali che ospitano la covata (uova e larve) e sono magazzino per le scorte di polline e miele. Questa famiglia molto numerosa può arrivare fino a 50-60.000 individui di cui la maggioranza sono operaie. L’ ape operaia è una femmina sterile e compie nella sua vita (circa 40 giorni durante l’estate) tutte le attività necessarie al buon andamento della colonia. Il fuco è il maschio. Sui favi nella bella stagione ne troviamo alcune centinaia; è più grande e tozzo dell’operaia e non possiede pungiglione. In primavera feconderà la regina durante il volo nuziale ma al sopraggiungere dell’inverno verrà scacciato dall’alveare. L’ape regina, è l’unica femmina fertile, si distingue dalle operaie per l’addome più lungo e voluminoso. Può vivere fino a 4 o 5 anni ed esce dall’alveare solo in occasione del volo di fecondazione e della sciamatura. Il suo compito è quello di deporre le uova, ne può deporre fino a 2000 in un giorno; dapprima controlla la celletta e poi vi introduce l’addome per deporvi un uovo. L’uovo di operaia si schiude dopo 3 giorni. Nasce una larva che viene alimentata dalle nutrici dapprima con la pappa reale e poi con polline e miele. Passati altri 5 giorni la celletta viene chiusa con un tappo di cera (opercolo) ed inizia la metamorfosi da larva ad ape. Dopo 21 giorni dalla deposizione dell’uovo l’operaia adulta rompe l’opercolo con le mandibole ed esce dalla celletta (sfarfalla). In primavera la famiglia delle api aumenta e la loro casa non è più abbastanza grande per tutti. Così le operaie allevano le nuove regine nelle celle reali. La vecchia regina prima che queste nascano esce dall’arnia seguita da circa metà delle api per cercare una nuova casa. Lo sciame si ferma qualche giorno su di un ramo e se trova una dimora adatta inizia subito a costruire i favi.

gli attrezzi del mestiere

gli attrezzi del mestiere

All’ape operaia appena sfarfallata aspettano una serie di attività da svolgere in età diverse per tutta la sua breve ma intensa vita. Per i suoi tanti “mestieri” usa come strumenti di lavoro le parti del proprio corpo estremamente differenziate e specializzate. Il primo lavoro assegnato è la pulizia delle cellette: devono essere perfettamente pulite per ospitare la covata, il polline ed il miele. Con le mandibole le spazzine lavorano la propoli, (una sostanza resinosa raccolta sulle gemme delle piante) con la quale ricoprono le pareti dell’arnia e sigillano le fessure. Trascinano fuori dall’arnia la sporcizia, i residui di cera e le compagne morte. La cura della covata è affidata alle api nutrici. Le loro ghiandole mandibolari producono la pappa reale con cui alimentano le larve più giovani e la regina che è sempre da loro attorniata. Per costruire i favi le api ceraiole si attaccano una all’altra formando con i loro corpi un’impalcatura. Con le mandibole modellano la cera secreta dalle ghiandole dell’addome sul favo in costruzione. Le magazziniere, ricevuto il nettare dalle bottinatrici, lo arricchiscono con i loro enzimi che trasformeranno gli zuccheri complessi in glucosio e fruttosio. Il nettare deposto nelle cellette raggiunto il giusto grado di maturazione diverrà miele. Strumento per raccogliere e deporre il nutrimento è la proboscide (ligula). Attraverso lo scambio di cibo (trofallassi) avviene il passaggio dei segnali chimici (feromoni) tra le api; questo è il principale mezzo di comunicazione nell’alveare. Quando fa caldo, per abbassare la temperatura dell’alveare, le api ventilatrici creano una corrente d’aria fresca mossa dal velocissimo battito delle ali. Sempre in allerta davanti all’arnia sta l’ape guardiana che è pronta a sacrificare la sua vita per il bene della colonia. Il suo pungiglione è infatti seghettato e una volta che ha punto rimane conficcato nella pelle.

dal nettare al miele

dal nettare al miele

L’ape bottinatrice raccoglie il nettare dal calice dei fiori succhiandolo con la ligula, lo deposita nella borsa melaria posta nel suo addome per trasportarlo all’alveare. Rientrata al nido cede il suo prezioso carico alle compagne e dopo aver danzato sul favo per comunicare alle altre api le informazioni sulla distanza e direzione della fonte nettarifera, fa rifornimento di miele e riparte per un altro viaggio. Nel favo il miele maturo verrà sigillato nella cella con la cera (opercolato) e sarà la scorta di cibo per la brutta stagione. L’apicoltore raccoglierà solo quello non necessario al sostentamento invernale della famiglia. Passando di fiore in fiore il corpo della bottinatrice si sporca di polline, essa con le zampe si spazzola raccogliendo i granuli di polline, li impasta con un po’ di nettare e forma una pallottolina che trasporterà nelle “cestelle” poste nelle zampe posteriori. Al suo rientro nell’alveare le palline di polline vengono deposte nel favo; le magazziniere lo impastano con il miele e lo compattano nella celletta dove diventerà la preziosa fonte proteica per l’alimentazione delle larve. Per raccoglierlo l’apicoltore pone una rete all’ingresso dell’arnia, la bottinatrice con il suo carico vi passa con fatica ma le palline di polline si staccano e cadono in un cassettino pronte per essere essiccate e consumate. La bottinatrice non visita solo i fiori ma raccoglie anche le altre sostanze necessarie alla vita dell’alveare come l’acqua e la propoli. Dalle secrezioni zuccherine delle piante raccoglie la melata ricchissima di sali minerali. Ma con i fiori l’ape ha un rapporto del tutto speciale, in cambio di nettare e polline assicura alle piante l’impollinazione incrociata. Per ogni fiore abbiamo un tipo di miele: laddove ci sono fioriture estese le api tendono infatti a concentrare la raccolta solo su quella pianta; l’apicoltore ottiene così un miele monofloreale. Dai tanti fiori di un prato le api ci donano un miele chiamato “millefiori”.

La mostra in dogana veneta

Esposizione della mostra in Dogana Veneta

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